La mia storia comincia una mattina di un paio di anni fa, quando – da donna separata, con un figlio di allora 7 anni, una famiglia a carico, un paio di aziende da gestire a distanza quale eredità di un padre passato a miglior vita da qualche anno e un lavoro nella comunicazione – mi sono resa conto di dover alleggerire il carico in qualche modo perché il fardello si stava facendo insostenibile.

 

Le donne, si sa, a complicarsi la vita sono bravissime e la mia soluzione alla situazione è stata quella di improvvisarmi imprenditore agricolo e ‘fare’ l’olio in Umbria. A stimolarmi, una bella azienda agricola tenuta con amore da persone entusiaste, fedeli e fantastiche, una storia di fortissimi legami con il territorio (un cardinal vicario, un omeopata e una casa la cui struttura principale risale al ‘400), un oliveto DOP Umbria Colli Martani, tanta terra e un olivo quasi millenario; tutti elementi che uniti alla mia grande esperienza in marketing e comunicazione e ad una forte capacità organizzativa, mi hanno fatto idealmente quadrare il cerchio.

E non è poco.

 

Ah, dimenticavo, il tutto sorvolando sull’assenza totale di preparazione agricola, sull’assenza totale di conoscenza del mondo dell’olio, dei suoi referenti, dei suoi meccanismi e, come se non bastasse, su nessun rapporto commerciale.

 

Sono partita così, cominciando ad andare avanti e indietro tra Roma e la mia amata Umbria con la mia Lupo (quasi sempre sede delle mie principali decisioni, luogo di incontro e veicolo di vendita e consegna dei miei prodotti), studiando e facendo corsi, navigando sui social la notte per capire da che parte andava questo mondo, incontrando persone. Le ho incontrate e sono andata a cercarle queste persone, tante, bellissime (qualcuna meno bella, ma ci sta’...), che mi hanno accettato, incoraggiato, invidiato per l’entusiasmo che mostravo, ma anche cercato di dissuadere (per la serie: ma sei matta, l’agricoltura, oggi?), dato ispirazione, forza, coraggio e ancora oggi mi danno sostegno. Le più inaspettate.

 

Da niente a tutto è stato un attimo. Sono andata avanti, con tenacia e memoria, con metodo ed obiettivi, unendo le mie esperienze a quelle di altri, affidandomi a persone giuste e capendo come riconoscerle. Viaggio di notte per tornare in tempo da mio figlio a Roma. Durante le sere invernali che trascorro da sola in campagna, senza ristoranti aperti, o quando di notte, da sola in quella casa del ‘400, immagino fantasmi gentili, convivo con luci che si accendono o spengono all’improvviso, giradischi che decidono da soli di riempire di musica il salone e un allarme che suona alle tre del mattino per un contatto. Ora so cos’è la passione per la terra, l’ho sentita crescere dentro di me, con la concretezza che hanno assunto le idee quelle idee; i risultati stanno arrivando, mi verrebbe da dire “…come previsto”, ma in realtà proprio così non è. Mi sembra di aver fatto sempre questo mestiere, ma se mi fermo, scopro che è questo mestiere che in pochi mesi ha completamente cambiato i tempi della mia vita.

 

Il mio segreto? Aver ritrovato il senso che alimentava le passioni di mio padre, legato a questa terra come pochi altri; gli occhi di mio figlio, che brillano ogni volta che gli dico: “Vieni a Giano con me?”.